"Questo è il primo e ultimo problema dell'uomo, l'alfa e l'omega della sua vita spirituale: di fronte alla molteplice frantumazione della sua vita, arrivare 'esistendo' alla relazione giusta".
(F. Ebner)
Il Personalismo dialogico affonda le sue radici nel cristianesimo e vede nella complessa dialettica tra responsabilità e libertà una strada di crescita dell'umano, volendo evitare facili deleghe alla dimensione trascendente. La cultura moderna, afferma Guardini:
"si risolse a prendere il mondo come realtà e a non assottigliarne la consistenza con l'immediato transito nell'assoluto. Essa ebbe coscienza che questo mondo è stato posto, in modo insieme grande e terribile, nelle mani dell'uomo e si dispose a non indebolire il senso di questa responsabilità con il ricorso alla religione, ma a considerare questo stesso senso come un compito religioso".
(R.Guardini, Mondo e Persona)
Tale responsabilità eleva la vita a compito da realizzare esistendo. Ciò che facciamo di questo mondo e di noi stessi ricade sulle nostre stesse vite e questa responsabilità non può essere delegata ad alcuna dimensione trascendente.
Essere persona, afferma ancora Guardini, significa auto appartenenza nel numerico, "sono solo uno", e appartenenza nel qualitativo, "non posso essere imitato". Persona è auto appartenenza in libertà, coscienza, dignità, azione e interiorità. Ogni essere umano è originariamente persona irripetibile e singolare. Il pensiero dialogista che emerge dalla riflessione di uomini come Ebner, Buber, Ricoeur, Guardini, Mounier, Landsberg, è ben attento ad affermare la dimensione dialettica e polare della persona nella sua dimensione dialogica, assieme all'importanza dell'interiorità del singolo, evitando di ridurre la stessa unicamente alla dimensione relazionale o al contrario a quella individuale. Mounier sintetizza questo principio affermando che:
"la persona è un dentro che necessita di un fuori". Nel Personalismo dialogico, la visione dell'uomo relazionato con se stesso, con l'altro da sé, in quanto suo prossimo, e con il totalmente altro da sé, vissuto nel suo mistero di Assoluto/Dio, si oppone a qualunque sistema di pensiero che afferma l'autosufficienza dell'io, e individua nel "singolarissimo e insondabile rapportarsi delle persone la possibilità di senso per il pensare e per l'agire. […] Più che un nuovo pensiero si tratta di un nuovo pensare, [neues Denken]. […] Allinearsi con il nuovo pensare significa, in concreto, innescare un processo conoscitivo in cui pensare e vivere non vanno separati (vale a dire essere un pensatore in situazione), e prediligere i temi vitali dell'umano".
(E.Ducci, Essere e Comunicare).
Il personalismo dialogico si oppone nettamente all'idealismo che riduce la materia e il corpo ad un'apparenza dello spirito umano e che dissolve il soggetto personale in una trama di relazioni geometriche da cui la sua presenza è bandita, trasformandolo in cosa/funzione.
L'autonomia nell'ottica personalista, non è confusa con l'autosufficienza, perché implica l'aver compreso l'importanza di essere se stessi nel rapporto con l'altro, e nessuna realizzazione al di fuori dell'interumano può essere pensata: la persona si costituisce nel rapporto intersoggettivo in quanto essa è "incontro", e quindi il massimo d'autonomia personale equivale al massimo di relazione interpersonale, e non è permesso scinderle. Perciò nella prospettiva dialogista la relazione educativa/formativa/terapeutica si esprime in quanto atto maieutico, ovvero senza forzature né sovrapposizioni, atto che può emergere unicamente dall'incontro.